Cameron a Bruxelles: cosa cambia per le mamme immigrate

– Attualità –

Ieri sera David Cameron, primo ministro britannico, ha ottenuto quanto voleva dall’Unione Europea: la Gran Bretagna avrà uno “special status” all’interno della comunità, che non la legherà a eventuali e futuri accordi per un’Unione ancora più stretta. Insomma, la Gran Bretagna si smarca e cerca di mantenere un’indipendenza (sarà che è un’isola e se c’è nebbia sul Canale, quello che noi chiamiamo la Manica, il Continente è isolato, dicono gli inglesi) a cui è da sempre votata.

Ma cosa cambia per noi mamme immigrate? Direi 2 punti essenziali:

  1. un“freno” d’emergenza quando i livelli di immigrazione si fanno eccessivi ai benefit concessi ai lavoratori che provengono da altri Paesi europei, freno che può durare per sette anni. Varrà probabilmente per chi risiede nel Paese da meno di quattro anni.
  2. il “child benefit“, richiesto da immigrati dai Paesi dell’Unione Europea per figli che non risiedono in Gran Bretagna ma vivono nel Paese d’origine, sarà calcolato sul costo della vita non britannica ma dello Stato in cui vivono effettivamente. La nuova regola si applicherà fin da subito per i nuovi migranti e dal 2020 a tutti.

C’è di che preoccuparsi? A mio modesto parere sono misure giuste: prima di pretendere che un Paese che non è il tuo ti dia qualcosa devi aver lavorato e pagato le tasse. E ricordiamoci che in Gran Bretagna tanti servizi sono gratis: per la gravidanza, a parte il multivitaminico, non ho ancora pagato niente (né per gli esami, incluse due consulenze specialistiche, né per le ecografie, né per le visite periodiche con la midwife).

 

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