Alla ricerca della casa perduta

– 26 settimana –

La domanda mi è venuta in mente qualche giorno fa (in effetti avrei potuto pensarci anche un po’ prima!): ma questo bambino dove lo metto? Tutti i vari libri/siti di cose di mamme/guide e manuali a un certo punto dicono che dovrebbe comparire quella che chiamano la “sindrome del nido“, vale a dire la sfrenata voglia di creare la più bella cameretta mai vista per il nascituro, di tinteggiarla dei colori più improponibili, di decorarla con scimmiette, orsetti, anatroccoli e altri teneri animaletti, di riempirla di mobili e babacci, di eliminare ogni spazio vuoto con l’inserimento di giochini musicali che dopo 5 minuti vi faranno venire voglia di distruggerli con un piccone. In una parola, di creare l’habitat perfetto per il bimbo.

Come dovrà essere la mia nuova casa in Gran Bretagna: a misura di bambino.

Come dovrà essere la mia nuova casa in Gran Bretagna: a misura di bambino.

A me questa sindrome (e ricordiamoci che sindrome fa riferimento a una situazione clinica, quindi può essere imparentata con una malattia) non è proprio comparsa. Anche perché, se dovesse mai farsi viva, non avrebbe molto terreno su cui attecchire. Descrivo l’appartamento in cui vivo: entrata small, cucinino, living mignon, due bagni (di cui uno inutile, non potevano farne uno sgabuzzino per stivare tutta la roba che non sai dove mettere visto che qui le cantine non le conoscono??) e due camere da letto. La prima è la mia. La seconda potrebbe – notare l’uso del condizionale – essere quella del bambino, ma qui sorge il problema: non avendo cantina né sgabuzzino e in generale avendo optato per uno stile di arredamento che definirei minimalista (= pochi, pochi mobili), quella stanza è stata destinata a ufficio-studio-biblioteca-armadio-ripostiglio-portavaligie-stivatecnologia-accumulaciarpame. Da questo si desume facilmente una cosa: non è attrezzabile come stanza del bambino.

Segue naturale la domanda: ma perché non la sgomberi e crei la stanza? Impossibile. Non mi piacciono le soluzioni semplici e, tanto, vogliamo trasferirci in un’altra casa (e per fortuna anche in un altro paese un po’ più attrezzato e lively di quello in cui siamo), che dovrà avere tutti i giusti requisiti per ospitare il bambino. Vale a dire:

  • una cameretta;
  • un giardino;
  • zero moquette;
  • tante belle scale per uno sviluppo muscolare armonico.

Questo significa che siamo a caccia nel meraviglioso mondo delle agenzie immobiliari britanniche. Dalla mia limitatissima, per ora, esperienza di first-time-buyer-looking-for-a-house ho capito che:

  1. le agenzie immobiliari prendono una percentuale minuscola sulle transazioni (lo 0,75% in media dal compratore e altrettanto dal venditore), ma sei tu a dover fare tutte le ricerche;
  2. agli open day (visite collettive delle case messe in vendite) troverai sempre migliaia di persone che si guardano in cagnesco. Anche se sono open vanno prenotate. Anche se sono presidiate dalle agenzie immobiliari evitate di fare loro domande: non hanno le risposte e comunque è sabato per cui sono stressati;
  3. le case vanno via a una velocità pazzesca. Anche se in questo momento siamo in pieno boom dei prezzi (saliti anche del 25% in media, quantomeno fuori Londra e nel Sud dell’Inghilterra, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), per ogni casa le offerte tendono a essere al rialzo e comunque non si può perdere tempo: la proposta va fatta subito;
  4. quando un annuncio riporta: “in need of a refurbishment/modernisation” state lontani, è una catapecchia;
  5. cercare casa è uno stress, ma non è nulla in paragone allo stress di vederne una che piace e scoprire che te l’hanno soffiata via da sotto il naso.

Quindi per ora il bambino rischia di essere ospitato in un cassetto della nostra camera da letto. In fin dei conti starebbe comodo, in uno spazio piccolo e a sua misura e vicino al nostro letto. Una soluzione economica e soddisfacente, no?

 

 

 

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