Il “dino”, ovvero gioie e dolori del corredino

– 27a settimana –

Al settimo mese è ora di pensare a quello che familiarmente chiamo il “dino“, vale a dire tutto quello che serve per la futura mamma e il neonato dal momento del parto in poi. Insomma, il corredino. Il consiglio generale è di essere pronti già dal settimo mese, nella – si spera – remota  possibilità che si abbia un bimbo prematuro (per fortuna le probabilità di sopravvivenza di un neonato nato prematuro sono molto migliorate negli ultimi anni: a 25 settimane c’è il punto di svolta, 50%, a 27 si arriva al 90%. Chiaramente sotto terapia intensiva).

Ma cosa devo preparare? Ecco, dopo aver letto forum, articoli, riviste e libri, ho stilato una lista che penso possa rispondere a due esigenze: evitare di acquistare troppo, sull’onda dell’entusiasmo o su quella del “ma guarda che carino!” ed essere adeguata al pazzo pazzo clima britannico.

  • body intimi, 10 – non devono essere colorati, meglio bianchi, in cotone, senza maniche né gambe, con i bottocini al cavallo e al collo;
  • tutine per uscire, 6 – qui potete sbizzarrirvi con i colori, ma scegliete sempre il cotone (evitate fibre sintetiche) e allacciature comode: mi dicono che il bambino non collabori quando cerchi di infilargliele e sfilargliele;

    Foto del mio primo acquisto per il bambino

    Foto del mio primo acquisto per il bambino

  • in alternativa o aggiunta, 6 magliette – valgono le stesse raccomandazioni di cui sopra;
  • pigiamini, 6 – proprio quelli con i piedini e magari anche le manine, per tenerlo sufficientemente coperto ed evitare che si graffi con le unghiette. Potete scegliere quello che volete come fantasie e disegni;
  • calzini, guanti (tipo muffole) e cappellino – meglio tutto in cotone, con una bassa percentuale di fibra elastica per poterle indossare comodamente. Come quantità: i calzini si trovano da 0 a 6 mesi, per cui va bene anche prenderne 10, di guanti ne bastano 2-3 paia e di cappellini altrettanto;
  • cardigan, 2 – meglio con i bottoni che con la zip. Acquistatene uno di una taglia superiore, così vi durerà di più;
  • bavagliolini, 10 – non essendoci problemi di taglia potete prenderne qualcuno in più, vi dureranno nel tempo e vedrete che sarà comodo averne di scorta vista la velocità con cui il bambino si sporca;
  • pannolini, una montagna. Non è una cattiva idea prenderne anche 3-4 lavabili, sia per provarli sia perché possono essere utili come base per cambiare il bambino quando si è fuori senza fasciatoio. La misura è quella piccola, che in UK è la numero 1, per newborns (2-5 kg). Compratene un paio di confezioni in anticipo, poi spedite qualcuno a prenderne altre o a cambiarle se vedete che la taglia è piccola subito dopo la nascita. Oppure fate un atto di fiducia: i pannolini sono cari, io sto aspettando una mega offerta per l’acquisto;
  • bagnoschiuma delicato per il bagnetto quotidiano e shampo specifico per la pelle del bimbo;
  • salviettine per newborns senza sostanze allergizzanti, parabeni e simili – eviterei l’abuso quando si è a casa e si ha acqua corrente a disposizione, ma sicuramente sono utilissimi per uscire con il bimbo e cambiarlo senza troppi problemi;
  • tanti asciugamani morbidi (non serve comprarne apposta, se li avete in casa). Se volete potete acquistare anche un accappatoio per bambini, fatto a triangolo, senza maniche e con il cappuccio, ma non è essenziale, i teli vanno bene lo stesso;
  • copertina in cotone per avvolgerlo quando si esce dall’ospedale e in generale per uscire. Meglio due, ora che ci penso;
  • altre amenità come: pettinino a punte arrotondate, forbicine per unghie, spugna naturale per il bagnetto, olio per idratare il corpo del bambino (soprattutto in caso arrossamenti).

Sembra tanta roba? Lo è, lo è. Il costo del tutto? Facendo attenzione a eventuali sales (io ho avuto fortuna e ho trovato che il negozio di articoli per l’infanzia vicino a me stava per chiudere, con tutto ridotto che più ridotto non si può), comprando online e facendo un po’ di giri prima degli acquisti: 2-300 pounds potrebbero essere abbastanza.

Ovviamente ho considerato il fatto che sia molto difficile abbiate qualcosa in prestito/regalo da amici e parenti con bimbi piccoli (intendo la bellissima pratica del “mi libero di sto ciarpame che non mi serve più e faccio anche una bella figura), se questi sono in Italia, come nel mio caso. Spargendo la voce per tempo, però, potreste fare un viaggio in patria per raccogliere roba prima del lieto evento: valutate se ne vale la pena economicamente, soprattutto sapendo che, se non viaggiate in auto, non potrete portarvi su i vari pezzi da 90 del “dino”: passeggino, carrozzina, culla, lettino, seggiolone, etc.

Di questi ultimi vi aggiornerò in un successivo post: non ho ancora avuto il coraggio di interessarmene seriamente.

Nel frattempo però sono stata molto contenta quando ho fatto il mio primo acquisto per l’inquilino: 5 body colorati a strisce bianche e 5 calzini blu. Tutta eccitata non solo ho ripetuto come fossi scema al futuro padre del bambino: “abbiamo fatto i nostri primi acquisti per il bambino!”, ma l’ho raccontato con tanto di servizio fotografico alla futura nonna del bambino (mia madre). Cosa mi ha detto lei? “Ma quelli non sono body intimi come pensi tu! Quelli vanno bene per uscire! Oh mio dio, che disperazione! Povero nipotin* mi*!” Per la serie: come farti sentire un’inetta. E ancora prima di iniziare seriamente!

 

 

Alla ricerca della casa perduta

– 26 settimana –

La domanda mi è venuta in mente qualche giorno fa (in effetti avrei potuto pensarci anche un po’ prima!): ma questo bambino dove lo metto? Tutti i vari libri/siti di cose di mamme/guide e manuali a un certo punto dicono che dovrebbe comparire quella che chiamano la “sindrome del nido“, vale a dire la sfrenata voglia di creare la più bella cameretta mai vista per il nascituro, di tinteggiarla dei colori più improponibili, di decorarla con scimmiette, orsetti, anatroccoli e altri teneri animaletti, di riempirla di mobili e babacci, di eliminare ogni spazio vuoto con l’inserimento di giochini musicali che dopo 5 minuti vi faranno venire voglia di distruggerli con un piccone. In una parola, di creare l’habitat perfetto per il bimbo.

Come dovrà essere la mia nuova casa in Gran Bretagna: a misura di bambino.

Come dovrà essere la mia nuova casa in Gran Bretagna: a misura di bambino.

A me questa sindrome (e ricordiamoci che sindrome fa riferimento a una situazione clinica, quindi può essere imparentata con una malattia) non è proprio comparsa. Anche perché, se dovesse mai farsi viva, non avrebbe molto terreno su cui attecchire. Descrivo l’appartamento in cui vivo: entrata small, cucinino, living mignon, due bagni (di cui uno inutile, non potevano farne uno sgabuzzino per stivare tutta la roba che non sai dove mettere visto che qui le cantine non le conoscono??) e due camere da letto. La prima è la mia. La seconda potrebbe – notare l’uso del condizionale – essere quella del bambino, ma qui sorge il problema: non avendo cantina né sgabuzzino e in generale avendo optato per uno stile di arredamento che definirei minimalista (= pochi, pochi mobili), quella stanza è stata destinata a ufficio-studio-biblioteca-armadio-ripostiglio-portavaligie-stivatecnologia-accumulaciarpame. Da questo si desume facilmente una cosa: non è attrezzabile come stanza del bambino.

Segue naturale la domanda: ma perché non la sgomberi e crei la stanza? Impossibile. Non mi piacciono le soluzioni semplici e, tanto, vogliamo trasferirci in un’altra casa (e per fortuna anche in un altro paese un po’ più attrezzato e lively di quello in cui siamo), che dovrà avere tutti i giusti requisiti per ospitare il bambino. Vale a dire:

  • una cameretta;
  • un giardino;
  • zero moquette;
  • tante belle scale per uno sviluppo muscolare armonico.

Questo significa che siamo a caccia nel meraviglioso mondo delle agenzie immobiliari britanniche. Dalla mia limitatissima, per ora, esperienza di first-time-buyer-looking-for-a-house ho capito che:

  1. le agenzie immobiliari prendono una percentuale minuscola sulle transazioni (lo 0,75% in media dal compratore e altrettanto dal venditore), ma sei tu a dover fare tutte le ricerche;
  2. agli open day (visite collettive delle case messe in vendite) troverai sempre migliaia di persone che si guardano in cagnesco. Anche se sono open vanno prenotate. Anche se sono presidiate dalle agenzie immobiliari evitate di fare loro domande: non hanno le risposte e comunque è sabato per cui sono stressati;
  3. le case vanno via a una velocità pazzesca. Anche se in questo momento siamo in pieno boom dei prezzi (saliti anche del 25% in media, quantomeno fuori Londra e nel Sud dell’Inghilterra, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), per ogni casa le offerte tendono a essere al rialzo e comunque non si può perdere tempo: la proposta va fatta subito;
  4. quando un annuncio riporta: “in need of a refurbishment/modernisation” state lontani, è una catapecchia;
  5. cercare casa è uno stress, ma non è nulla in paragone allo stress di vederne una che piace e scoprire che te l’hanno soffiata via da sotto il naso.

Quindi per ora il bambino rischia di essere ospitato in un cassetto della nostra camera da letto. In fin dei conti starebbe comodo, in uno spazio piccolo e a sua misura e vicino al nostro letto. Una soluzione economica e soddisfacente, no?